Lo scontro, solitamente sotterraneo, fra il regno di Dio che viene dentro alla nostra storia quotidiana e “i dominatori di questi mondo di tenebra” (Ef 6,12), nel martire emerge in tutta la sua chiarezza inequivocabile. E lo scontro è questo: “la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce” (Gv 3,19). Il martire muore, viene ucciso a causa di questa scelta preferenziale delle tenebre nei confronti della luce, fatta dal mondo. (C. Caffarra, 23/4/1998)

Otto giorni dopo la solennità della sua Assunzione al Cielo, la liturgia ci invita a venerare la Beata Vergine Maria col titolo di "Regina". La Madre di Cristo viene contemplata incoronata dal suo Figlio, cioè associata alla sua Regalità universale, così come la raffigurano numerosi mosaici e dipinti…In particolare, l’icona della Vergine Maria Regina trova un significativo riscontro nel Vangelo (di ieri), là dove Gesù afferma: "Ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi" (Lc 13,30)… La Madonna è l’esempio perfetto di tale verità evangelica, che cioè Dio abbassa i superbi e i potenti di questo mondo e innalza gli umili (cfr Lc 1,52). (Benedetto XVI, Angelus  22 agosto 2010)

“Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima”. In queste parole evangeliche troviamo la definizione stessa del martirio, come supremo atto di fortezza del discepolo di Cristo. Messo nella necessità di dover scegliere fra l’essere uccisi nel corpo e l’essere uccisi nell’anima, il martire non ha avuto dubbi: ha scelto di essere ucciso piuttosto che vivere, tradendo le ragioni per cui vale la pena di vivere. (C. Caffarra, 23/4/1998)

Pensiamo anche all’umiliazione di quanti per il loro comportamento fedele al Vangelo sono discriminati e pagano di persona. E pensiamo ai nostri fratelli e sorelle perseguitati perché cristiani, i martiri di oggi – ce ne sono tanti – non rinnegano Gesù e sopportano con dignità insulti e oltraggi. Lo seguono sulla sua via. Possiamo parlare in verità di “un nugolo di testimoni”: i martiri di oggi (cfr Eb 12,1). (Papa Francesco, 29/3/2015).

Non ci si appropria (della  eredità dei martiri) con un ricordo di circostanza o conservandola in un museo come fosse un gioiello prezioso. La onoriamo veramente, e onoriamo tutti i Santi, quando piuttosto portiamo la loro testimonianza a Cristo nelle nostre case e ai nostri vicini, sui posti di lavoro e nella società civile, sia che rimaniamo nelle nostre case, sia che ci rechiamo fino al più remoto angolo del mondo. .(Papa Francesco, 28/11/2015)

Il martire cristiano, come Cristo e mediante l’unione con Lui, "accetta nel suo intimo la croce, la morte e la trasforma in un’azione d’amore. Quello che dall’esterno è violenza brutale, dall’interno diventa un atto d’amore che si dona totalmente. La violenza così si trasforma in amore e quindi la morte in vita" (Omelia a Marienfeld - Colonia, 21 agosto 2005).

La testimonianza dei martiri mostra a tutti coloro che hanno ascoltato la loro storia, allora e oggi, che i piaceri mondani e il potere terreno non danno gioia e pace durature. Piuttosto, la fedeltà a Dio, l’onestà e l’integrità della vita e la genuina preoccupazione per il bene degli altri ci portano quella pace che il mondo non può offrire. .(Papa Francesco, 28/11/2015)

Non di rado, infatti, anche oggi giungono notizie da varie parti del mondo di missionari, sacerdoti, vescovi, religiosi, religiose e fedeli laici perseguitati, imprigionati, torturati, privati della libertà o impediti nell’esercitarla perché discepoli di Cristo e apostoli del Vangelo; a volte si soffre e si muore anche per la comunione con la Chiesa universale e la fedeltà al Papa. (Benedetto XVI, 26 dicembre 2007).

Se, come i martiri, noi quotidianamente ravviviamo il dono dello Spirito che abita nei nostri cuori, allora certamente diventeremo quei discepoli missionari che Cristo ci chiama ad essere. Per le nostre famiglie e i nostri amici certamente, ma anche per coloro che non conosciamo, specialmente per quelli che potrebbero essere poco benevoli e persino ostili nei nostri confronti.(Papa Francesco, 28/11/2015)

Celebrando la memoria di S. Lussorio, martire, è quanto mai opportuno riscoprire la dimensione del martirio e fare memoria dei martiri di oggi, di coloro che per la fedeltà al Vangelo subiscono persecuzione e morte. “Bisogna sempre rimarcare questa caratteristica distintiva del martirio cristiano: esso è esclusivamente un atto d’amore, verso Dio e verso gli uomini, compresi i persecutori …  Quanti figli e figlie della Chiesa nel corso dei secoli hanno seguito questo esempio! Dalla prima persecuzione a Gerusalemme a quelle degli imperatori romani, fino alle schiere dei martiri dei nostri tempi” (Benedetto XVI, 26 dicembre 2007).

Nella storia delle città e dei popoli evangelizzati dal messaggio cristiano sono innumerevoli le testimonianze di venerazione pubblica, in certi casi addirittura istituzionale alla regalità della Vergine Maria. Ma oggi vogliamo soprattutto rinnovare, come figli della Chiesa, la nostra devozione a Colei che Gesù ci ha lasciato quale Madre e Regina. Affidiamo alla sua intercessione la quotidiana preghiera per la pace, specialmente là dove più infierisce l’assurda logica della violenza; affinché tutti gli uomini si persuadano che in questo mondo dobbiamo aiutarci gli uni gli altri come fratelli per costruire la civiltà dell’amore. Maria, Regina pacis, ora pro nobis! (Benedetto XVI, Angelus  22 agosto 2010)

La madre di Gesù, come in cielo, in cui è già glorificata nel corpo e nell'anima, costituisce l'immagine e l'inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell'età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore. (LG 68)

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