La Chiesa è cattolica e missionaria fin dal suo nascere. L’universalità della salvezza viene significativamente evidenziata dall’elenco delle numerose etnie a cui appartengono coloro che ascoltano il primo annuncio degli Apostoli (cfr At 2,9-11). Il Popolo di Dio, che aveva trovato al Sinai la sua prima configurazione, viene quest’oggi ampliato fino a non conoscere più alcuna frontiera né di razza, né di cultura, né di spazio né di tempo. (Benedetto XVI, Omelia di Pentecoste, 4 giugno 2006)

Le immagini che usa san Luca per indicare l’irrompere dello Spirito Santo - il vento e il fuoco - ricordano il Sinai, dove Dio si era rivelato al popolo di Israele e gli aveva concesso la sua alleanza (cfr Es 19,3ss). La festa del Sinai, che Israele celebrava cinquanta giorni dopo la Pasqua, era la festa del Patto. Parlando di lingue di fuoco (cfr At 2,3), san Luca vuole rappresentare la Pentecoste come un nuovo Sinai, come la festa del nuovo Patto, in cui l’Alleanza con Israele è estesa a tutti i popoli della Terra. (Benedetto XVI, Omelia di Pentecoste, 4 giugno 2006)

Dall’insieme ho riportato un’impressione di una ricca fecondità apostolica e di stupore per le meraviglie che il Signore non si stanca di operare in mezzo a noi e nonostante noi. Si, veramente il Signore risorto cammina con la sua Chiesa e con l’umanità e non cessa di invitarci a riporre ogni nostra speranza nella Sua infinita Misericordia. “Nulla ci tolga la gioia della speranza” (Laudato si’, 245). (Mons. Mosè Marcia, Lettera di indizione della Visita Pastorale)

Restare insieme fu la condizione posta da Gesù per accogliere il dono dello Spirito Santo; presupposto della loro concordia fu una prolungata preghiera. Troviamo in tal modo delineata una formidabile lezione per ogni comunità cristiana. Si pensa talora che l’efficacia missionaria dipenda principalmente da un’attenta programmazione e dalla successiva intelligente messa in opera mediante un impegno concreto. Certo, il Signore chiede la nostra collaborazione, ma prima di qualsiasi nostra risposta è necessaria la sua iniziativa: è il suo Spirito il vero protagonista della Chiesa. Le radici del nostro essere e del nostro agire stanno nel silenzio sapiente e provvido di Dio. (Benedetto XVI, Omelia di Pentecoste, 4 giugno 2006)

Parafrasando al singolare quanto San Paolo, scrivendo alla Chiesa dei Tessalonicesi, affermava al plurale, parlando di sé, di Silvano e Timoteo, mi sono così affezionato a voi, sentendomi parte vostra, che desidero non solo di darvi il Vangelo, che già possedete e vivete, ma di spendermi totalmente per voi, finché il Signore mi lascia tra voi, “perché mi siete diventati cari”. (Mons. Mosè Marcia, Lettera di indizione della Visita Pastorale)

Il giorno di Pentecoste lo Spirito Santo scese con potenza sugli Apostoli; ebbe così inizio la missione della Chiesa nel mondo. Gesù stesso aveva preparato gli Undici a questa missione apparendo loro più volte dopo la sua risurrezione (cfr At 1,3). Prima dell’ascensione al Cielo, ordinò di "non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre" (cfr At 1,4-5); chiese cioè che restassero insieme per prepararsi a ricevere il dono dello Spirito Santo. Ed essi si riunirono in preghiera con Maria nel Cenacolo nell’attesa dell’evento promesso (cfr At 1,14). (Benedetto XVI, Omelia di Pentecoste, 4 giugno 2006)

“Pace ai fratelli, e carità e fede da parte di Dio Padre e del Signore Gesù Cristo. La grazia sia con tutti quelli che amano il Signore nostro Gesù Cristo, con amore incorruttibile” (Ef 6,23-24).
Sono trascorsi più di quattro anni dall’inizio del mio ministero episcopale in questa diocesi di Nuoro e ritengo opportuno realizzare la Visita Pastorale, venendo a incontrarvi là dove svolgete l’ordinarietà della vostra vita quotidiana, e vivete tra le gioie e le fatiche la vostra fede nel Signore. (Mons. Mosè Marcia, Lettera di indizione della Visita Pastorale)

Al Signore che “ha visitato e redento il suo popolo” (Lc 1, 68) e che verrà a visitarci per “dirigere i nostri passi sulle vie della pace” (Lc 1,79), dico con tutti voi: “Vieni, Signore Gesù!” (Ap 22,20).
Alla Beata Vergine Maria, che col titolo Nostra Signora della Neve, invochiamo patrona della nostra diocesi … chiedo di aiutarmi a portare Gesù a tutte le nostre comunità cristiane.
Ai santi patroni delle nostre comunità parrocchiali e alle nostre Beate Antonia Mesina e Maria Gabriella Sagheddu, chiedo di intercedere perché la Visita Pastorale sia occasione di grazia, di consolidamento nell’unica fede, di rinnovamento dell’autentica vita evangelica, di crescente fervore apostolico nell’unità e nella pace. (Mons. Mosè Marcia, Lettera di indizione della Visita Pastorale)

Da quando Cristo è risorto, la gravitazione dell’amore è più forte di quella dell’odio; la forza di gravità della vita è più forte di quella della morte. Non è forse questa veramente la situazione della Chiesa di tutti i tempi, la situazione nostra? Sempre c’è l’impressione che essa debba affondare, e sempre è già salvata. San Paolo ha illustrato questa situazione con le parole: “Siamo … come moribondi, e invece viviamo”, (2 Cor 6, 9). La mano salvifica del Signore ci sorregge, e così possiamo cantare già ora il canto dei salvati, il canto nuovo dei risorti: alleluia! Amen. (Benedetto XVI, Omelia 11 aprile 2009)

Affinché questa Visita, questo incontrarci nel Signore, possa essere di spirituale utilità e crescita al Vescovo e ai fedeli, è necessario che sia adeguatamente preparata con la preghiera e con speciali momenti di confronto e discernimento, secondo le forme che saranno indicate.
Lo Spirito Santo sostenga e accompagni l’inizio e lo svolgimento di questa Visita Pastorale e la porti al suo compimento nel segno della fedeltà a Cristo, Signore e Maestro e nel segno di una rinnovata evangelizzazione e di una operosa comunione ecclesiale. (Mons. Mosè Marcia, Lettera di indizione della Visita Pastorale)

Nel Battesimo il Signore fa di noi non solo persone di luce, ma anche sorgenti dalle quali scaturisce acqua viva. Noi tutti conosciamo persone simili che ci lasciano in qualche modo rinfrescati e rinnovati; persone che sono come una fonte di fresca acqua sorgiva. Non dobbiamo necessariamente pensare ai grandi come Agostino, Francesco d’Assisi, Teresa d’Avila, Madre Teresa di Calcutta e così via, persone attraverso le quali veramente fiumi di acqua viva sono entrati nella storia. (Benedetto XVI, Omelia 11 aprile 2009)

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