Il popolo cristiano è sempre un «piccolo resto» in mezzo ai miliardi di uomini che vivono sulla faccia della terra, ma è un fermento di pasta ‘nuova’ che deve far lievitare dall’interno tutta la massa. Anche se l’evidenza della situazione sembra smentire la sua efficacia, la parola di Dio ci autorizza a non dubitare e a non temere.

I credenti, che camminano nella verità e nella luce, avranno da soffrire, ma la vita di comunione con il Cristo, vincitore della morte, dà loro la sicurezza della vittoria. E la loro vita è anche per sempre comunione con il Padre, la cui mano, più potente di tutti, li sostiene e li  protegge col donarli al Figlio. La sicurezza piena e definitiva che Gesù e il Padre garantiscono ai credenti si fonda sulla loro profonda unità e comunione: «Io e il Padre siamo una cosa sola» (v. 30).

Quinta Domenica di Pasqua -

Per essere uniti a Cristo e dare frutti di santità e di pace bisogna morire e risorgere con lui, diventare creatura nuova, liberata dal peccato. Per essere tralci puri, autentici, che portano frutto dobbiamo accettare la legge della necessaria purificazione; la sofferenza è la potatura che viene operata dal Padre. Gesù dice che il Padre stesso, con le sue mani, pota la vite; taglia il superfluo dai tralci, non per mortificare e diminuire la loro vitalità, ma per aumentarla, perché diano più frutto.

La preghiera, il digiuno e l’elemosina comportano la necessità di non farsi dominare dalle cose che appaiono: quello che conta non è l’apparenza; il valore della vita non dipende dall’approvazione degli altri o dal successo, ma da quanto abbiamo dentro. Papa Francesco

Nella pienezza dei tempi, la Parola di Dio si è rivolta a Maria, ed ella l’ha accolta con tutto il suo essere, nel suo cuore, perché in lei prendesse carne e nascesse come luce per gli uomini… Così, in Maria, il cammino di fede dell’Antico Testamento è assunto nella sequela di Gesù e si lascia trasformare da Lui, entrando nello sguardo proprio del Figlio di Dio incarnato. Lumen fidei, 58)

Quarta Domenica di Pasqua -
Chi è Gesù? Gesù è il buon pastore. Siamo invitati dallo stesso Signore a pensarlo così: una figura estremamente amabile, dolce, vicina. E noi possiamo attribuire soltanto al Signore l’esprimersi con bontà infinita. Presentandosi in tale aspetto, egli ripete l’invito del pastore: disegna cioè un rapporto che sa di tenerezza e di prodigio. (Paolo VI)

S, Giuseppe Artigiano -

O glorioso Patriarca San Giuseppe, umile e giusto artigiano di Nazareth,
che hai dato a tutti i cristiani, ma specialmente a noi,
l'esempio di una vita perfetta
nell'assiduo lavoro e nell'ammirabile unione con Maria e Gesù,
assistici nella nostra fatica quotidiana,
affinché anche noi,
possiamo trovare in essa il mezzo efficace di glorificare il Signore,
di santificarci e di essere utili alla società in cui viviamo. (Pio XII)

La grazia del rinnovamento o della conversione non saranno date che a una Chiesa in preghiera. Al Getsemani Gesù pregava perché la sua passione corrispondesse alla volontà del Padre, alla salvezza del mondo. Egli supplicava i suoi apostoli di vegliare e di pregare per non entrare nella tentazione (cfr. Mt 26,41). Abituiamo il nostro popolo cristiano, persone e comunità, a una preghiera ardente al Signore, con Maria (GIOVANNI PAOLO II, Discorso ai vescovi della Svizzera, luglio 1984).

Dio ci tratta da figli, ci comprende, ci perdona, ci abbraccia, ci ama anche quando sbagliamo. Già nell’Antico Testamento, il profeta Isaia affermava che se anche una madre si dimenticasse del figlio, Dio non si dimentica mai di noi, in nessun momento (cfr 49,15). E questo è bello!
Papa Francesco - Udienza generale 10 aprile 2013

La vita dei predicatori risuona e arde. Risuona con la parola e arde con il desiderio. Dal bronzo incandescente si sprigionano delle scintille, perché dalle loro esortazioni escono parole infuocate che giungono alle orecchie di chi ascolta. Giustamente le parole dei predicatori sono chiamate ‘scintille’, perché incendiano il cuore di quelli che esse colpiscono. E da notare che le scintille sono molto sottili e delicate, perché quando i predicatori parlano della patria celeste, più che aprire i cuori con le parole, li fanno ardere di desiderio. Dalla loro lingua giungono a noi come scintille, perché dalla loro voce si può conoscere della patria celeste appena qualche cosa di lieve, che però essi non amano lievemente. La divina bontà tuttavia fa sì che queste minutissime scintille accendano una fiamma nel cuore di chi ascolta. Poiché ci sono taluni che, ascoltando poche parole, si riempiono d’un grande desiderio e bastano tenuissime scintille di parole a farli ardere d’un purissimo amore di Dio (GREGORIO MAGNO, Omelie su Ezechiele, i,3,5).

Il grande mistero dell’incarnazione è che Dio ha preso in Gesù la carne umana, affinché ogni carne umana potesse essere rivestita della vita divina. Le nostre vite sono fragili e destinate a morte; ma poiché Dio, attraverso Gesù; ha condiviso la nostra vita fragile e mortale, la morte non è più la parola finale. La vita è diventata vittoriosa.

Leggere Atti 8,26-40. -

L’evangelizzazione è innanzitutto opera divina, misteriosa, prodigiosa, dagli inizi e dagli esiti imprevedibili. Forse oggi ci interroghiamo con troppa frequenza sul futuro della missione, mentre dovremmo interrogarci sulla nostra qualità di evangelizzatori, disponibili ad andare in uno dei molti ‘deserti’ della città secolare, proprio là dove sembra inutile andare, perché aridi, forse disperati. Eppure può essere proprio in uno di questi posti deserti che si possono fare incontri decisivi.

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