Quando poi il Signore cerca il suo operaio tra la folla, insiste dicendo:  "Chi è l'uomo che vuole la vita e arde dal desiderio di vedere giorni felici?".  Se a queste parole tu risponderai: "Io!", Dio replicherà: "Se vuoi avere la vita, quella vera ed eterna, guarda la tua lingua dal male e le tue labbra dalla menzogna. Allontanati dall'iniquità, opera il bene, cerca la pace e seguila".  (S. Benedetto, Regola,13-17)

Il Cuore decide della profondità dell'uomo. E, in ogni caso, esso indica il metro di questa profondità, sia nell'esperienza interiore di ciascuno di noi, come pure nella comunicazione interumana. La profondità di Gesù Cristo, indicata col metro del Suo cuore, è incomparabile. Supera la profondità di qualsiasi uomo, perché è non soltanto umana, ma al tempo stesso Divina.
Questa Divina-umana profondità del Cuore di Gesù è la profondità delle virtù: di tutte le virtù. (Giovanni Paolo II, 28 luglio 1985, Angelus)

Alziamoci, dunque, una buona volta, dietro l'incitamento della Scrittura che esclama: "E' ora di scuotersi dal sonno!"  e aprendo gli occhi a quella luce divina ascoltiamo con trepidazione ciò che ci ripete ogni giorno la voce ammonitrice di Dio: 

"Se oggi udrete la sua voce, non indurite il vostro cuore!"  e ancora: " Chi ha orecchie per intendere, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese!".  E che dice? " Venite, figli, ascoltatemi, vi insegnerò il timore di Dio. Correte, finché avete la luce della vita, perché non vi colgano le tenebre della morte".  (S. Benedetto, Regola, 8-13)

La pienezza della carità si manifesta attraverso la bontà: attraverso la bontà irradiava e si diffondeva su tutti, prima di tutto sui sofferenti e poveri. Su tutti secondo le loro necessità e aspettative più vere. E tale è il Cuore umano del Figlio di Dio anche dopo l'esperienza della croce e del sacrificio. Anzi, ancora di più: traboccante d'amore e di bontà. Nel momento dell'annunciazione è iniziato il colloquio del Cuore della Madre con il Cuore del Figlio. Ci uniamo oggi a questo colloquio, meditando il mistero dell'Incarnazione nella preghiera. (Giovanni Paolo II, 21 luglio 1985, Angelus)

Io mi rivolgo personalmente a te, chiunque tu sia, che, avendo deciso di rinunciare alla volontà propria, impugni le fortissime e valorose armi dell'obbedienza per militare sotto il vero re, Cristo Signore.  Prima di tutto chiedi a Dio con costante e intensa preghiera di portare a termine quanto di buono ti proponi di compiere, affinché, dopo averci misericordiosamente accolto tra i suoi figli, egli non debba un giorno adirarsi per la nostra indegna condotta.(S. Benedetto, regola,3-5)

Nel sacrificio del Calvario il cuore del Redentore non è stato annientato con il fuoco della sofferenza. Anche se umanamente è morto, come accertò il centurione romano trafiggendo con la lancia il costato di Cristo, nell'Economia Divina della salvezza questo Cuore è rimasto Vivo, come ha manifestato la Risurrezione. (Giovanni Paolo II, 21 luglio 1985, Angelus)

1 “Ascolta, figlio mio, gli insegnamenti del maestro e apri docilmente il tuo cuore; accogli volentieri i consigli ispirati dal suo amore paterno e mettili in pratica con impegno, in modo che tu possa tornare attraverso la solerzia dell'obbedienza a Colui dal quale ti sei allontanato per l'ignavia della disobbedienza”.  (S. Benedetto, Regola, 1-2)

Cuore di Gesù, "traboccante di bontà e di amore". - Desideriamo, nella nostra preghiera, rivolgerci al Cuore di Cristo, seguendo le parole delle Litanie. Desideriamo parlare al Cuore del Figlio mediante il Cuore della Madre. Che cosa vi può essere di più bello del colloquio di questi due cuori? Ad esso vogliamo partecipare. Il Cuore di Gesù è "fornace ardente di carità", perché la carità possiede qualcosa della natura del fuoco, il quale arde e brucia per illuminare e riscaldare. (Giovanni Paolo II, 21 luglio 1985, Angelus)

30 giugno

Questa profondità e potenza di ciascuna delle virtù proviene dall'amore. Quanto maggiormente tutte le virtù sono radicate nell'amore, tanto più grande è la loro profondità. Occorre aggiungere che, oltre l'amore, anche l'umiltà decide della profondità delle virtù. Gesù disse: "Imparate da me, che sono mite e umile di cuore". Preghiamo Maria perché ci avvicini sempre di più al Cuore del suo Figlio. Perché ci aiuti a imparare da Lui, dalle Sue virtù. (Giovanni Paolo II, 28 luglio 1985, Angelus)

22 giugno

Nel Cuore umano del Figlio di Dio viene offerta all'umanità la giustizia di Dio stesso. Questa giustizia è al tempo stesso il dono dell'amore. Mediante il Cuore di Gesù l'amore entra nella storia dell'umanità come amore sussistente: "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (Gv 3,16). Desideriamo fissare con gli occhi della Vergine immacolata la luce di quell'ammirabile mistero: la giustizia che si rivela come amore! Amore che riempie fino all'orlo ogni misura della giustizia! E la oltrepassa! (Giovanni Paolo II, 14 luglio 1985, Angelus)

Come un vero uomo Gesù pronuncia l'interiore linguaggio del Suo Cuore mediante le virtù. Infatti, analizzando la Sua condotta si possono scoprire e identificare tutte queste virtù, come, storicamente, emergono dalla conoscenza della morale umana, come le virtù cardinali (prudenza, giustizia, fortezza, temperanza), e le altre che ne derivano. (Queste virtù sono state possedute in alto grado dai santi e, pur sempre con la grazia divina, dai grandi geni dell'ethos umano). L'invocazione delle Litanie parla, in forma molto bella, di un "abisso" delle virtù di Gesù. Questo abisso, questa profondità significa un particolare grado della perfezione di ciascuna delle virtù e la sua particolare potenza. (Giovanni Paolo II, 28 luglio 1985, Angelus)

Ogni cuore umano è chiamato a pulsare col ritmo della giustizia e della carità. Da ciò viene misurata la vera dignità dell'uomo. Il Cuore di Gesù batte col ritmo della giustizia e dell'amore secondo la stessa misura divina! Questo è appunto il Cuore del Dio-uomo. In lui si deve compiere fino alla fine ogni giustizia di Dio verso l'uomo, ed anche, in un certo senso, la giustizia dell'uomo verso Dio. (Giovanni Paolo II, 14 luglio 1985, Angelus)

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